COMUNICATO STAMPA                                                  8 Aprile ‘06

 

Che fare della nostra costa? Un appello alla Provincia

 

 

 

La legislazione nazionale[1] e quella regionale[2] attribuiscono alla Provincia un ruolo di primo piano nella procedura di istituzione delle riserve regionali. La II Commissione Regionale, che si sta occupando della proposta di istituzione Riserva Regionale della Costa Teatina, aveva difatti convocato –e presumibilmente ascoltato- nello scorso mese di Marzo il presidente Coletti, per averne un parere. Non sappiamo che cosa egli abbia detto. Né, sino ad ora, è stato comunque possibile apprezzare una pubblica dichiarazione dell’amministrazione provinciale nel merito.

Per l’ovvia importanza che la questione riveste, e per la necessaria trasparenza dei processi decisionali nei confronti della pubblica opinione, riteniamo sarebbe il caso che la Provincia si esprima, possibilmente entro il prossimo 20 Aprile, giorno in cui è fissata la nuova riunione della Commissione.

Riassumiamo brevemente i termini della questione.

 

1. La riserva. Concordiamo con gli assessori Caramanico e Lapenna (che del resto ne sono stati i promotori): l’istituzione della riserva regionale appare l’unico modo efficace per tutelare l’integrità della costa teatina e assicurarla alla pubblica fruizione. Questo sembra essere nell’interesse comune di tutti i cittadini, ad eccezione degli speculatori. Non dall’istituzione della riserva deriverebbe l’ingessamento della costa (per riprendere un’espressione corrente), ma semmai dalla sua privatizzazione. Per questo –anche qui concordiamo con l’assessore Caramanico- la relativa procedura va avviata in tempi rapidi.

 

2. La perimetrazione della riserva. La proposta di legge regionale presentata dall’assessore Caramanico appare tuttavia, nella sua perimetrazione allegata, inadeguata allo scopo. E ciò per due ragioni:

a) La perimetrazione indicata, che ricade su “l’area in dismissione dalle ferrovie dello stato e le strutture connesse”, non sembrerebbe, di per sé sola, rispondente ai requisiti naturalistici indicati dalla legge. Come pure, circostanza non secondaria, l’esatta coincidenza dei confini della riserva con la proprietà di un unico soggetto (RFI).

b) La porzione di territorio individuata dalla mappa delle aree ferroviarie in dismissione mostra una forma irregolare, a macchia di leopardo, in cui figurano persino due interruzioni. In queste condizioni, affidare –come prevede la proposta Caramanico- alla redazione del Piano di Assetto Naturalistico l’eventuale[3] definizione di una fascia di protezione esterna significa, visti i tempi di redazione ed approvazione dei PAN, rischiare molto seriamente di consegnare tutti  terreni circostanti a quella speculazione edilizia che tutti dichiarano di aborrire.

 

3. Le nostre proposte. Il Coordinamento delle associazioni della costa teatina ha, com’è noto, anche sulla scorta delle precedenti considerazioni, elaborato e reso pubblica una propria proposta di legge istitutiva, corredata dagli studi di autorevoli docenti dell’Università dell’Aquila. Essa è stata raccolta e presentata ufficialmente presso la II Commissione Regionale dal consigliere dei Verdi Walter Caporale. La proposta del Coordinamento presenta, rispetto all’altra, le seguenti caratteristiche:

a) l’area di proprietà di RFI non costituirebbe, da sola, il corpo della Riseva, ma fungerebbe come un corridoio verde di raccordo, in ottica di rete ecologica”[4] , tra i 6 siti di importanza comunitaria[5], le 2 Riserve Regionali[6], il giardino botanico di importanza regionale[7] e le numerose stazioni dove sono segnalate specie vegetali in via d’estinzione e in lista rossa IUCN[8] presenti nei poco più di 40 km della costa.

b) per la definizione della fascia di protezione esterna non sarebbe necessario attendere la stesura del PAN, ma, come peraltro prevede la vigente Legge Regionale[9], verrebbero introdotte “altre norme di salvaguardia […] in attesa della formazione e dell'approvazione del piano per il parco o della riserva e dei relativi regolamenti”.

 

4. Nello stesso tempo, a Vasto, il Tavolo per la difesa e la valorizzazione della costa vastese ha proposto invano alle forze politiche locali –in attesa dell’approvazione della Riserva regionale- l’adozione di una variante al PRG che estenda il Parco Urbano già istituito nella zona di Casarza all’intera costa vastese (dalla SS 16 al mare). Confidiamo comunque che questa possa essere inserita nel programma dei candidati sindaci alle prossime elezioni comunali.

 

5. Conclusioni. La dismissione del tracciato ferroviario impone a noi cittadini, e a tutta la classe politica locale, delle scelte decisive per futuro nostro e delle prossime generazioni. Naturalmente ci auguriamo che la risposta sia all’altezza del problema.

Ma intanto è quantomeno necessario che la discussione in merito sia pubblica, e che ognuno pubblicamente si assuma le proprie responsabilità.

 

 

 

Il Tavolo per la difesa e la valorizzazione della costa vastese (Aprile, Arci, Porta Nuova, Società Operaia, WWF).

 

 

 



[1] Legge 6 dicembre 1991, n.394 (Legge quadro sulle aree protette), art. 22 comma 1.

[2] Legge Regionale 21 Giugno 1996, N. 38 (Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo per l'Appennino Parco d'Europa), art. 4 comma 4, art. 5 comma 4 h).

[3] Art. 4, comma 4: “Il Piano di Assetto Naturalistico potrà individuare e regolamentare una fascia di protezione esterna”

[4] Art. 1 della proposta di Legge Regionale presentata dal Coordinamento.

[5] IT7140106 Fosso delle Farfalle (Rocca San Giovanni), IT7140107 Lecceta litoranea di Torino di Sangro e foci fiume Sangro, IT7140111 Boschi ripariali sul fiume Osento (Casalbordino, Torino di Sangro), IT7140112 Boschi di Mozzagnogna, IT7140108 Punta Aderci - Punta della Penna (Vasto), IT7140109 Marina di Vasto.  

[6] La Lecceta Litoranea di Torino di Sangro e ancora Punta Aderci a Vasto.

[7] Il Giardino botanico Mediterraneo a San Salvo Marina

[8] International Union for Conservation of Nature.

[9] Art. 4, comma 7.