ASSOCIAZIONE CIVICA PORTA NUOVA – VASTO
COMUNICATO
STAMPA
20
Gennaio ’07
2.4. Alcune questioni di
igiene urbana: cani e piccioni.
Ultimo (per ora) argomento che proponiamo all’attenzione dell’assessore Lina Marchesani quello relativo ad alcuni aspetti dell’igiene urbana legati alla presenza in città di piccioni, cani e relativi padroni.
Sono problemi che –specie rispetto ad altri quali il rischio industriale- possono sembrare minori. A maggior ragione una città civile e ben amministrata dovrebbe essere capace di risolverli in un tempo ragionevolmente breve. Eppure da anni, dacché la nostra associazione li ha sollevati, entrambi attendono una definizione. Per questo la vicenda che stiamo per narrare è significativa anche al di là del suo contenuto specifico: è significativa di uno stile che, ci auguriamo, la presente amministrazione non voglia imitare. Iniziamo dalla questione dei piccioni.
2.4.1. L’incredibile vicenda dei piccioni di Vasto.
Nell’autunno del 2003 la nostra associazione rese pubblica una relazione dal titolo Il problema dei colombi nel comune di Vasto, eseguita dalla Servizio Veterinario della ASL nel Febbraio 2002 su incarico del Comune, e da allora dallo stesso Comune tenuto nel cassetto. In esso, dopo avere illustrato i rischi di natura sanitaria legati alla presenza dei colombi in ambiente urbano, che sono molti e gravi, “e generalmente sottostimati[1]”, la ASL, pur mettendo in guardia da ogni inutile allarmismo, raccomandava all’Amministrazione Comunale l’adozione a riguardo di specifiche misure preventive e di controllo[2].
La pubblicazione fu preceduta e seguita, da parte della nostra associazione, da due distinte sollecitazioni (Giugno e Novembre 2003) inviate al Sindaco ad agire secondo le prescrizioni della ASL. Ad esse aggiungemmo una petizione pubblica, firmata da 800 cittadini, sullo stesso tema (Maggio 2004). Poi una lettera aperta prima, e in seguito una diffida inviata al Sindaco perché desse risposta alla petizione (Luglio 2004), cui fece seguito l’analogo invito rivolto, ancora al Sindaco, da parte del Prefetto (Agosto 2004). Finalmente –siamo al Settembre 2004- l’assessore Traino consentì ad incontrare alcuni esponenti della nostra associazione; e, in quella occasione, prese il contestuale impegno a stipulare con la ASL una seconda convenzione –entro Gennaio 2005- al fine di pervenire ad un nuovo studio, giudicando ormai non più utile quello precedente. Dopo solo due ulteriori nostre richieste di informazioni, ancora indirizzate al Comune, circa lo stato degli atti (Maggio e Luglio 2005), finalmente, a quasi un anno dalla promessa, si giunse all’approvazione della delibera contenente lo schema di convenzione con la ASL (21 Luglio 2005)…[3]
A questo punto sembrava fatta: emanata la delibera, assunto l’impegno di spesa (15.000 euro), affidato l’incarico… non restava altro che aspettare che la ASL facesse il suo lavoro; e poi che il Comune prendesse le misure conseguenti. Così rispondevamo ai molti cittadini che ce ne chiedevano conto. E invece no.
Perché bisogna sapere, questa è la notizia, che il nuovo studio della ASL è stato sì realizzato; ma, per la seconda volta, solo per essere subito rinchiuso in un cassetto. Questa volta in un cassetto della ASL. E ciò per la buona ragione che sebbene la delibera fosse –come si legge, “ai sensi dell’art. 134 del D.Lgs. 267/2000”- “immediatamente eseguibile”, la somma, deliberata, non è mai stata resa effettivamente disponibile. Di converso la ASL non ha reso disponibile lo studio.
In tutta Italia la questione apparterrebbe all’ordinaria amministrazione. Ma non occorre guardare tanto lontano. Anche a Chieti, a Lanciano, ad Atessa –per citare solo alcuni centri della provincia- sono in atto, talora da anni, una serie di opportune misure[4]. A Vasto no. Quattro anni, a Vasto, non sono stati sufficienti al Comune per definire, su un argomento banale come questo, una sua iniziativa.
Il problema è secondario? Neanche tanto. Chiudiamo con una nota recente dell’Istituto Superiore della Sanità[5]: “La massiva presenza dei colombi (Columba livia f. domestica) nelle aree urbane non solo è fonte di importanti danni estetici quali, degrado di piazze, chiese, statue e palazzi, ma crea sempre più spesso gravi problemi igienico-sanitari. Il colombo, infatti, può veicolare numerosi agenti patogeni ed essere a sua volta infestato da vari ectoparassiti. Fra questi, Argas reflexus (Acari: Argasidae), meglio nota come la zecca del piccione, è senz’altro l’artropode ectoparassita più importante dal punto di vista della salute umana. Sempre più frequenti sono le segnalazioni di abitazioni letteralmente invase da A. reflexus e le conseguenti aggressioni all’uomo stesso con un crescente interesse sanitario, poiché la puntura della zecca può dare origine a reazioni anafilattiche gravi dovute all’alto potere allergizzante ed essere fonte di trasmissione di patogeni.”
Ricordiamo che la presenza dell’Argas reflexus, a Vasto, nei colombi di città, è stata dimostrata e resa pubblica per la prima volta dalla nostra associazione.
Dall’assessore Lina Marchesani ci attendiamo che la somma sia effettivamente stanziata, lo studio della ASL sia acquisito e reso disponibile, le prescrizioni in esso contenute siano sollecitamente attuate.
2.4.2. Deiezioni canine.
Esiste, a Vasto, un’ordinanza -la
n° 68 del 5 Giugno 1995- la quale
prescrive, sotto pena “di una sanzione
amministrativa da £ 100.000 a £ 1.000.000”,“ai detentori di cani di munirsi di apposito involucro in
modo tale da eliminare dalle aree pubbliche le feci prodotte da essi”. Nel Marzo del 2004 chiedemmo all’allora
Comandante della Polizia Municipale Magg. Finarelli il numero delle sanzioni
elevate in città, su questa base, nei nove anni trascorsi
dall’emanazione dell’ordinanza. Ci
rispose che, “al massimo, si contano
sulle dita di una mano”. Una ogni due
anni. Non crediamo che nel frattempo il loro numero sia aumentato.
Il
dispositivo dell’ordinanza, in effetti, pare fatto apposta per rendere
l’ordinanza stessa pressoché inapplicabile. Essa prescrive infatti un “apposito
involucro”; ma apposito involucro
può significare di tutto: una qualsiasi busta di plastica, ma anche un
giornale, un fazzoletto di carta, qualunque cosa si porti occasionalmente con
sé. Non solo: sulla base dell’ordinanza vigente l’apposito involucro non si è tenuti neppure ad esibirlo: basta dichiarare
di averlo… A questo si aggiunga che Vigili Urbani, cui spetterebbero i
controlli, sono ampiamente al di sotto dell’organico… E il quadro sarà
completo.
All’assessore Lina Marchesani proponiamo l’adozione di
due misure, già in vigore in moltissime altre città della
penisola (in Abruzzo, ad esempio, a Pescara), che, a costo zero,
potrebbero significativamente contenere il fenomeno. Esse sono:
a)
anzitutto la modifica
dell’ordinanza vigente, in modo che ai proprietari dei cani venga imposto
espressamente di munirsi di paletta e sacchetto, da esibire a richiesta della
Pubblica Autorità;
b)
il conferimento della
potestà di multare gli inadempienti non più solo alla Polizia
Municipale, ma altresì ai dipendenti del servizio di Nettezza Urbana,
alle guardie ecologiche, e ad eventuali guardie zoofile volontarie.
Anche questa ci pare una elementare questione di civiltà.
Attendiamo dunque che l’assessore, che ha già dimostrato grande disponibilità, ci convochi per un primo colloquio sull’insieme delle quattro questioni sollevate (oltre alla presente: rischio industriale, qualità dell’aria, raccolta dei rifiuti).
[1] Rischi di natura sanitaria per l'uomo connessi alla presenza di colombi in ambiente urbano, in: ASL 03 Lanciano – Vasto, Il problema dei colombi nel comune di Vasto.
[2] In particolare:
1)
“L’esecuzione di uno
studio sulla popolazione colombacea”,
e precisamente:
a) un censimento dei colombi;
b) l’accertamento delle loro condizioni sanitarie.
“Contemporaneamente ad
esso”, proseguiva la relazione,
2) “sono programmabili ed attuabili
interventi indiretti”, quali:
a)
l’“istituzione di
un apposito recapito presso il Comune di Vasto per la raccolta di informazioni fornite dai cittadini”;
b)
“interventi di
bonifica di edifici ( e zone circostanti) colonizzati da colombi […] ed
obbligo, per i proprietari, di applicazione di idonei sistemi di dissuasione e
conseguenti interventi di disinfezione e disinfestazione mirati”;
c)
la “predisposizione
di siti di alimentazione controllata”
d)
la “predisposizione
di regolamenti edilizi contemplanti la messa in opera di sistemi di dissuasione
per i colombi in fase di ristrutturazione degli immobili”;
e)
l’”adozione di
provvedimenti amministrativi tendenti al divieto di somministrazione di cibo ai
volatili ed altri animali nelle vie cittadine”.
Al termine di questa fase
saranno possibili -concludeva il documento della ASL- “ulteriori interventi
diretti sulla popolazione colombacea (es. riduzione numerica)”.
[3] Ne parlò all’epoca Il Centro del 27.7.’05: “Accordo con la ASL Censimento per i
piccioni arrivano i fondi della giunta”.
Un articolo si trova anche sul Notiziario del Comune di Vasto –Luglio-Agosto 2005: “Accordo con la ASL - Censimento
per i piccioni la giunta stanzia i fondi”.
[4] Tra cui, ad esempio, l’alimentazione controllata a base di nicarbazina, che ha l’effetto di sterilizzare i colombi.
[5] Cristina Khoury e Michele Maroli, La zecca del
piccione Argas reflexus ed i
rischi per la salute umana, Dipartimento
di Malattie Infettive Parassitarie ed Immunomediate, Istituto Superiore di
Sanità, Roma, Dicembre 2004.