ASSOCIAZIONE CIVICA PORTA NUOVA – VASTO
www.portanuovavasto.altervista.org
COMUNICATO STAMPA
6
Dicembre ’07
Il
progetto di raddoppio del porto commerciale di Punta Penna di Vasto
Lo scorso 6 Novembre il Consiglio Comunale di Vasto (CH) ha votato –con la sola eccezione del consigliere di Rifondazione- la delibera che avvia l’iter previsto dall’art. 5, terzo comma, della L. 84/94, per l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale.
Il progetto, del costo di 145 milioni di euro, prevede il raddoppio del porto esistente, secondo la figura in allegato [Allegato 1[1]] (l’impianto attuale è quello in [Allegato 2[2]]).
Per capire di cosa si tratta è utile seguire una per una le seguenti considerazioni.
1. Il contesto.
Nella zona di Punta Penna, deve sorge il porto, sono presenti attualmente, in un raggio di circa un chilometro quadrato (il tutto, con una certa inevitabile approssimazione in [Allegato 3[3]]):
Questo fino a qualche anno fa. Negli ultimi anni si sono aggiunti:
Una congerie così impressionante di elementi tra loro estranei e contraddittori si è accumulata più o meno consapevolmente in oltre un cinquantennio, perché, più o meno consapevolmente, le classi dirigenti locali hanno evitato di fare delle scelte. E si sono trovate così a procedere simultaneamente in tutte le direzioni. Questa deriva dura tutt’ora, anzi semmai ha trovato incremento.
2. Il metodo.
2.1. Nel Consiglio Comunale dello scorso 6 Novembre si è consumato un vero e proprio colpo di mano volto a porre i consiglieri di fronte ad una scelta obbligata –e già da tempo presa altrove; e la città di fronte al fatto compiuto.
2.2. I consiglieri hanno deciso senza conoscere.
Il Consiglio Comunale è stato convocato con un anticipo di 5 giorni (il 31 Ottobre), 4 dei quali erano festivi. Prima di allora l’amministrazione si è ben guardata dal far passare il PRP in Commissione Urbanistica; alcun “profano”, tantomeno, ha potuto consultare i fascicoli. I consiglieri hanno ascoltato esclusivamente le relazioni, di parte, degli ingegneri che hanno redatto il progetto (appartenenti alla MODIMAR, la stessa società che in Abruzzo ha progettato le barriere cementizie anti-erosione). La proposta di rinvio della discussione al fine di acquisire maggiori informazioni, formulata dapprima da Porta Nuova, ARCI, Rifondazione Comunista, WWF provinciale, è stata ripresa e votata in aula da soli 6 consiglieri. In 3 si sono astenuti Gli altri hanno votato contro.
2.3. La città –che pure è probabile sia pregiudizialmente favorevole- di fatto non conosce il significato e le implicazioni di questa operazione, perché nessuno le ha mai voluto far conoscere nulla. Il Consiglio Comune ha impegnato l’amministrazione a convocare un’assemblea pubblica a Dicembre…
2.4. Con ciò il sindaco Lapenna ha disatteso la premessa metodologica contenuta nel suo stesso programma elettorale: ”Intendiamo adottare un metodo di governo teso al perseguimento della massima condivisione e partecipazione nelle decisioni fondamentali, che comporti il pieno dispiegamento della dialettica politica. Il metodo della ricerca della massima condivisione delle decisioni sarà perseguito anche nei confronti della cittadinanza, al fine di sperimentare nuove ed ulteriori forme di partecipazione di categorie, associazioni e semplici cittadini, rendendo sempre più facile e diretto il rapporto con l’amministrazione comunale. […] L’obiettivo prioritario [è] di rendere partecipi e consapevoli i cittadini delle grandi scelte urbanistiche, a forte impatto ambientale, dell’Amministrazione Comunale”.
2.5. Infine, la normativa che regola la materia è
stata violata. Le “Linee guida per la redazione dei piani
regolatori portuali (art. 5 Legge n. 84/1994)”, a cura del Ministero
dei Lavori Pubblici, a proposito del 2° comma dell’art. 5[6],
prescrivono: “L’intesa tra il soggetto preposto all’adozione dell’atto di
pianificazione portuale ed il Comune è finalizzata a porre in coerenza
le previsioni del PRP in formazione con la pianificazione urbanistica comunale,
provinciale e regionale […] Nel
caso di difformità tra i due strumenti,
[ciò] comporta la necessità di apportare modifiche alla
proposta di PRP e/o ad adottare le conseguenti varianti ai PRG vigenti”.
La delibera approvata parla di “non contrasto con il PRG comunale” e di una asserita “compatibilità con le infrastrutture e previsioni urbanistiche locali”, il che pare molto dubbio[7]. Ma anche di “rispetto di quanto previsto nello Studio di fattibilità della Regione Abruzzo […] nonché nel Piano Regionale Integrato dei Trasporti“. Vedremo qui di seguito che questo non è vero.
3. La programmazione Regionale
e quella Provinciale.
3.1. Nonostante alcuni richiami di facciata, la Relazione Generale di presentazione del nuovo PRP del porto di Vasto non tiene in alcun conto la programmazione regionale e provinciale. Semplicemente procede come se non ci fosse.
3.2. La Regione Abruzzo, con delibera di Giunta Regionale n. 353 del 16 Maggio 2003 –richiamata, tra l’altro, dalla delibera di Giunta Regionale n. 1320 del 27 Novembre 2006 recante la presa d’atto del Master Plan “Autostrade del Mare”, su cui torneremo- ha stabilito che, in assenza di specifici strumenti di programmazione regionale, “atto di riferimento per la futura allocazione di risorse che si renderanno disponibili nell’ambito dell’Intesa Istituzionale di Programma e relativi APQ, nonché per la programmazione di nuove infrastrutture portuali ovvero di completamento di quelle esistenti” è lo “Studio di Fattibilità per la razionalizzazione ed il potenziamento del sistema portuale regionale”, finanziato con delibera CIPE 106/99.
Nello studio afferma che, nel medio-breve termine, la Regione deve puntare allo sviluppo e al potenziamento sostanziale di un solo porto regionale, quello di Ortona (che è comunque tuttora il maggior porto della regione): “Ortona risulta la sede più appropriata per uno sviluppo portuale, di dimensione contenuta, che si inserisca nel tratto di costa che intercorre tra Ancona e i porti pugliesi al servizio di uno sviluppo industriale regionale ormai significativo anche su scala nazionale”.
In questa prospettiva è stato stipulato lo scorso 30 Marzo, a Roma, l’atto integrativo all’accordo di programma quadro (APQ) “Porti” tra la Regione Abruzzo, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero delle Infrastrutture. L’accordo prevede, per il completamento del molo Nord del porto di Ortona, l’impiego di risorse per un totale di circa 24 milioni di euro; e, per il prossimo futuro, il prolungamento della diga Sud, per un costo di oltre 36 milioni di euro. Quest’ultima misura figura –quale unica previsione di intervento per infrastrutture prioritarie di tipo portuale nella regione Abruzzo- nell’Allegato G “Infrastrutture prioritarie” del DPEF 2008-2012 (28 Giugno 2007), a cura del Ministero delle Infrastrutture. La somma, secondo recenti notizie di stampa, è già stata inserita nella finanziaria 2008.
In tutto per il porto di Ortona (quasi il doppio per movimento merci di quello di Vasto[8]) sono dunque, all’incirca, 60 milioni di euro. Dal 2008 al 2016 la Relazione Generale allegata alla proposta del nuovo PRP del porto di Vasto ne richiede –lo ricordiamo- 145.
3.3. In coerenza con le previsioni dello Studio di
Fattibilità, gli altri
atti di programmazione settoriale regionale non solo non hanno previsto, ma
anzi hanno escluso espressamente, allo stato di fatto, l’opportunità di
un ampliamento del porto di Vasto. A proposito di quest’ultimo il Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), in particolare, così si esprime: “Rilevato
che le attuali banchine risultano sottoutilizzate per il traffico commerciale,
appare realisticamente più praticabile uno sviluppo portuale teso alla
valorizzazione e recupero delle potenzialità ancora inespresse a patto
che vengano superate le criticità oggi esistenti […]
Sarebbe opportuno quindi intervenire per l'allargamento della banchina di riva,
la sistemazione della viabilità interna all'area portuale […]” [9]
etc. A questo proposito per il porto di Vasto sono stati già stanziati
fondi per 8milioni 474mila euro nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro n.
14 per interventi di completamento dei porti.
3.4. Dello stesso tenore, e anzi quasi letteralmente
identiche, le osservazioni contenute nella Relazione Generale del
Piano Territoriale delle Attività Produttive (PTAP): “Rilevato che le attuali banchine
risultano sottoutilizzate dal punto di vista del traffico commerciale, appare
oggi realisticamente più praticabile uno sviluppo portuale teso alla
valorizzazione e recupero delle potenzialità ancora inespresse
attraverso opere d’adeguamento delle banchine, dei piazzali operativi prospicienti
le banchine, di maggiori spazi operativi a terra e di collegamenti
stradali/ferroviari efficienti con il retroterra […]”
3.5. Un fatto sorprendente: il PTAP fu presentato al Consiglio Provinciale e approvato all’unanimità il 28 Marzo 2006, quando l’attuale sindaco di Vasto, Lapenna, era ancora assessore provinciale. Si presume che egli ne condividesse il testo; e con lui tutti i partiti presenti in Consiglio Provinciale. In seguito hanno tutti evidentemente cambiato idea.
4. Le autostrade del mare.
4.1. Se la programmazione degli enti territoriali sovraordinati è del tutto ignorata, un’altra circostanza è invece richiamata molto spesso, sia nella Relazione Generale che, ancor di più, nella comunicazione indirizzata alla pubblica opinione. “Ma era così urgente avviare l'iter di approvazione del progetto? «Urgente e necessario - risponde Lapenna [il Sindaco, NdR] - fortissima la concorrenza con altri scali, ora si aprono scenari ben più ampi. La partita delle autostrade del mare è già iniziata e farsi trovare impreparati sarebbe da irresponsabili.”[10]. L’argomento è stato ripreso anche da altri, in particolare dalla direzione provinciale di Confindustria[11]: il raddoppio sarebbe necessario a seguito dell’ingresso del porto di Vasto nella rete delle autostrade del mare. Non è vero.
Il Master Plan regionale “Autostrade del Mare”, redatto ai sensi del protocollo d’Intesa tra la Regione Abruzzo e Rete Autostrade Mediterranee (RAM) del 27 Marzo 2006, prevede già, per il porto di Vasto, degli investimenti. Sono: l’ingresso separato all’approdo turistico, la realizzazione di opere di recupero della banchina di riva, il completamento dell’ampliamento lato mare della banchina di levante, per un importo totale di 7 milioni 800mila euro. Con questi investimenti, sostiene il Master Plan, il porto di Vasto è perfettamente in grado di svolgere il suo ruolo. “Le autostrade del mare non hanno fino a questo momento trovato spazio in Abruzzo […] soprattutto a causa della difficile situazione della portualità. Da questo punto di vista, tuttavia, i recenti investimenti programmati e in via di realizzazione aumentano notevolmente il potenziale dei due porti commerciali e rendono in particolare il porto di Vasto, con i suoi 65.000 mq di piazzali, competitivo e in grado di ospitare un collegamento ro-ro per tutto l’arco dell’anno.”[12]
5. Le previsioni di traffico.
Non avendo trovato un riscontro nella programmazione provinciale (PTAP), né in quella regionale (PRIT), né in quella nazionale (DPEF), e neppure nella programmazione speciale delle autostrade del mare, il COASIV ha scelto di elaborare un modello suo proprio a giustificazione della presunta necessità di raddoppio del porto. E’ un modello che riguarda le previsioni di traffico.
5.1. L’argomentazione del COASIV si trova esposta nel capitolo 3.5 della Relazione Generale, e si può riassumere in un semplice sillogismo[13]: abbiamo verificato che ”per incrementi dei flussi di traffico superiori del 100% rispetto a quelli attuali si registrerebbero tempi di attesa eccessivi per mancanza di disponibilità degli attuali accosti di banchina” (premessa maggiore); ma “sulla base delle previsioni di sviluppo dei traffici portuali nel medio e lungo termine (entro il 2015) il porto di Vasto raggiungerà questa soglia limite” (premessa minore); “ne consegue che il mancato adeguamento delle infrastrutture portuali comporterà scenari critici delle attività portuali con inevitabili ripercussioni negative sulle opportunità di sviluppo del porto” (conclusione).
5.2. Il fulcro di questo ragionamento è la premessa minore, argomentata
nel paragrafo 3.3.1 della Relazione Generale. Sulla scorta di una tabella recante il traffico totale di
merci e passeggeri degli ultimi 13 anni (più una stima del 14°, il 2007)
[Allegato 6[14]] vi si formula per
estrapolazione la seguente previsione di traffico:
“[…] è possibile prevedere il seguente scenario di
sviluppo del traffico commerciale:
- entro i prossimi 5 anni un quantitativo
di merce complessivamente movimentata che raggiungerà le 800.000 t di
cui circa 600.000 t rappresenteranno gli sbarchi;
- […]
entro i prossimi 10 anni il flusso dei traffici commerciali dovrebbe
superare 1.100.000 t/anno, con un raddoppio degli attuali valori medi annuali.”
5.3.
Non vengono indicati né il tipo, né
l’equazione, né il grafico, né il coefficiente di correlazione della funzione
di regressione utilizzata. Insomma, non viene fornito nessuno strumento che
consenta di capire se e in che misura l’estrapolazione sia affidabile… Prendere
o lasciare.
5.4. Non solo. Nulla è detto circa le tendenze
economiche del territorio che il porto andrà a servire, che dovrebbero
essere alla base di un progetto di raddoppio di questa entità. Quanta
parte delle merci destinate all’industria locale passi attualmente per il porto
di Vasto, e quanta si prevede ne passerà in futuro. Sono assenti gli scenari
alternativi, che in una previsione a lungo periodo dovrebbero essere previsti,
con relative stime di accadimento. Non si valuta l’attuale efficienza del porto con gli
attuali volumi. Non si dice quale sia il punto limite per mantenere il porto
attuale ad un buon livello di efficienza. Infine non si dice su quale base e
sul fondamento di quali previsioni il porto di Vasto progetti di fare concorrenza ai porti di regioni limitrofe quali
“il Molise, il Lazio, la Campania, le Marche e la Puglia[15]”.
5.5. Ammettiamo, tuttavia, per un momento che le previsioni del
COASIV siano affidabili. Sono attendibili i dati da cui esse sono tratte? Avanziamo
5 osservazioni.
a)
lo stesso redattore della Relazione
ammette genericamente possibili
imprecisioni nei dati relativi al
periodo tra il 1998 ed il 2006. Di
più non è dato di sapere.
b) Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, rigettando nel Novembre del 1997 una precedente proposta di ampliamento del porto di Vasto trovò, a proposito dei dati che allora furono addotti, che fosse “indispensabile controllarne l’attendibilità […] distinguendo puntualmente la movimentazione delle merci tra prodotti liquidi e non”. Una distinzione che neppure questa volta è stata attuata.
c) Ciò sembra tanto più importante in quanto sia la Fox Petroli che la Puccioni, alle quali si indirizza la maggior parte del traffico di merci liquide che giungono nel porto, dispongono di condotte in grado di veicolarle direttamente dalla banchina fino allo stabilimento. Ciò potrebbe ridurre di molto i tempi di permanenza delle navi. Questa circostanza è stata taciuta nella Relazione Generale.
d) Nel 2005 il porto di Vasto è stato interessato dall’arrivo di materiale per la costruzione della centrale turbogas di Termoli; nel 2006 e nel 2007 dall’arrivo di materiale per quella di Gissi. Si tratta di trasporti del tutto eccezionali (per lo meno ce lo auguriamo), e non dovrebbero essere computati. Anche questa circostanza è stata taciuta nella Relazione Generale.
e)
Ci sono infine degli errori francamente sconcertanti. Al
paragrafo 3.3.1, a commento della tabella, si afferma: “L'analisi
dei flussi storici dei traffici portuali registrati nell'ultimo decennio per il
porto di Vasto […] indica un incremento medio annuo delle merci movimentate di
circa 80.000 t nella sua globalità tra sbarchi ed imbarchi”. Anche un bambino capisce che “un incremento medio annuo
di 80.000 tonnellate” in
un decennio fa un incremento finale di
800mila tonnellate; e che il totale
delle merci sbarcate è (stima per il 2007) di 700mila… Nel decennio
l’incremento medio è stato di 35mila tonnellate annue. Se invece
del decennio avessimo considerato l’arco temporale massimo disponibile sulla
tabella (14 anni) avremmo trovato un incremento medio non di 35mila, ma di
22mila tonnellate. Se poi avessimo considerato, per esempio, il 1990 (quando i
traffici arrivarono ad un volume di 2milioni 500mila tonnellate circa) avremmo
trovato addirittura un notevolissimo decremento[16].
5.6. Un’impalcatura come questa sembra un po’ troppo fragile per reggere da sola una richiesta di 145 milioni di euro.
6. L’impatto ambientale.
6.1. L’impatto sulle aree protette (area SIC e Riserva Regionale). Forse non tutti sanno quale sia il ruolo di un casello di un’autostrada del mare. E’ presto detto. Un casello di un’autostrada del mare è un cosiddetto nodo intermodale, vale a dire un porto capace di ospitare navi cosiddette roll-on/roll-off (dette anche ro-ro): navi progettate per imbarcare carichi su ruote, in particolare (secondo la presentazione del Ministero dei Trasporti[17]) “merci su gomma”. Detto altrimenti: i TIR.
TIR provenienti da mezza Italia, come afferma il COASIV[18], che metteranno a durissima prova la viabilità esistente (se è vero che, come afferma la delibera approvata in Consiglio Comunale, non se ne prevede un ampliamento), ma soprattutto TIR che produrranno una quantità di emissioni probabilmente non compatibili con le aree protette confinanti con il porto.
6.2. L’impatto sulla costa a Sud. E’ noto[19] che sulla costa abruzzese –come più in generale in Adriatico- la direzione di gran lunga principale delle correnti litoranee è da Nord-Ovest verso Sud-Est. Le correnti presentano insomma un andamento antiorario. Sono note altresì le conseguenze sulla morfologia della fascia costiera che possono essere indotte da un rapido mutamento nel regime delle correnti litoranee qual è quello prodotto dalla costruzione di un molo: “Lunghi sbarramenti perpendicolari o subperpendicolari alla battigia possono modificare i lineamenti costieri, provocando sensibili avanzamenti delle spiagge sopraflutto (cioè quelle che precedono lo sbarramento rispetto alle prevalenti correnti longitudinali) [nel nostro caso a Nord-Ovest, NdR], ma evidenti arretramenti delle spiagge sottoflutto (quelle che seguono lo sbarramento) [nel nostro caso a Sud-Est]”[20]. E’ quello che per l’appunto a Vasto è accaduto.
Il porto di Vasto fu inaugurato nel 1959. La spiaggetta di Punta Penna (a Nord-Ovest del porto), come probabilmente ricordano per esperienza diretta i vastesi di una certa età, si formò negli anni sessanta proprio a seguito della costruzione della diga foranea. Meno noto, meno veloce, ma altrettanto inesorabile –e molto probabilmente correlato al primo- è il fenomeno erosivo che, dalla metà degli anni settanta –secondo uno studio del Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova[21]- prese ad interessare la costa a Sud del porto. Si trattava però ancora –secondo le parole dello stesso studio- di un “leggero arretramento”.
In seguito, negli anni dal 1989 al 1992, fu realizzato un prolungamento della diga foranea per 270 metri in direzione Nord-Est. Il progetto, esaminato ed approvato dalla III Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, “non presentava” –secondo quanto si legge nel PTAP[22]- “problemi di impatto con la morfologia della costa”.
Sarà. Sta di fatto che nel
corso degli anni novanta il quadro dell’erosione costiera nel tratto di costa
da Punta Penna a Vasto Marina muta progressivamente in peggio. Tant’è
che tra le opere di difesa della costa ritenute dalla Regione Abruzzo “particolarmente
urgenti”[23],
e pertanto attualmente già in
esecuzione, figura un intervento che interessa, per la prima volta, il
territorio di Vasto. L’intervento, finanziato con fondi CIPE per un primo
importo di 800mila euro (ma la spesa complessiva ammonterà ad euro
1milione 800mila), prevede la
posa di opere rigide a scogliera (debolmente sommerse) e il ripascimento nel “tratto di costa prospiciente il
villaggio Ciancaglini [tra 1 e 2 km a Sud
di Punta Penna, tra Punta dell’Opera e Punta Vignola, NdR] per uno
sviluppo longitudinale complessivo di circa 0,5 km”[24]. La Relazione Generale appena citata (2004) descrive “un meccanismo
di arretramento della falesia, con distacchi recenti di blocchi rocciosi e
disgregazione delle formazioni meno cementate”[25]. Non si tratta di un fenomeno unico. All’incirca
nella stessa zona, in località Costa Turchina (circa 800 metri a Sud della foce del torrente Lebba), la
Guardia Costiera rilevava l’anno dopo “un evidente fenomeno erosivo […] pregiudizievole per la pubblica e privata
incolumità”[26]. “A Vasto” –si leggeva su Il Centro del Febbraio 2006- “il mare ha ingoiato la
spiaggetta antistante il monumento alla Bagnante. All’inizio sembrava un
normale fenomeno stagionale di alta marea. Col passare del tempo, però,
appare evidente che il problema è tutt’altro che transitorio. Diversi
metri di spiaggia sono stati rosicchiati anche fra località San Nicola e
Casarza”[27].
Un fenomeno erosivo non irrilevante è dunque già presente, e da un pezzo, sulla costa vastese a Sud del porto. Ma se il progetto raddoppio del porto di Vasto dovesse realizzarsi, la situazione della costa a Sud potrebbe peggiorare, e anche di molto.
6.3. Manco a dirlo, per la Relazione Generale del PRP invece è tutto a posto: “Si precisa che per la sua collocazione l'interferenza esercitata in passato dal porto di Vasto con i fenomeni di morfodinamica costiera ed in particolare nei confronti del trasporto solido litoranee non ha prodotto ripercussioni significative sul litorale posto a sud-est essendo questo contraddistinto da fronti di falesia e quindi del tipo a costa alta.[28]”. Ma c’è di più: “Le opere foranee si protendono invece verso levante e quindi aumentano le condizioni di ridosso e protezione della falesia di levante di Punta Penna nei confronti delle mareggiate più intense provenienti da nord[29]”. Secondo il redattore del documento il raddoppio del porto avrebbe addirittura un effetto protettivo!
Tornano a mente le parole del CNR (Giugno 2006): “In tutte le regioni [italiane] l’erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto alla costruzione di sbarramenti che impediscono l’afflusso al mare, nel dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, e nella costruzione di porti e strutture aggettanti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva” [30]. E soprattutto quelle della Commissione Europea che, in uno studio specifico[31], definisce alto (high) l’impatto erosivo delle infrastrutture portuali. E aggiunge: “fatta eccezione per le autorità portuali, i mutamenti geo-morfologici lungo le coste non ricevono l’attenzione che meriterebbero da parte dei promotori dei progetti suscettibili di avere un impatto” [32].
7. Una cultura politica
comune. Conclusioni.
7.1. Ci siamo attenuti sin qui strettamente al merito della questione; ma questa vicenda è significativa anche al di là.
In essa tutti i principali protagonisti della vita pubblica locale (il Comune, i partiti di maggioranza, quelli di opposizione, il COASIV, la Confindustria provinciale e quella vastese) hanno avuto un ruolo, e tutti (o quasi) hanno detto la stessa cosa. Ciò che hanno detto è in perfetta continuità con l’operato della classe politica e imprenditoriale che li ha preceduti negli anni e nei decenni, e conferma alcuni vecchi vizi comuni (con pochissime eccezioni) alla cultura politica locale (e meridionale in genere), non importa se di centro-destra o di centro-sinistra. Chiamiamoli per nome:
a) Totale
separatezza del corpo politico. Nessuna
considerazione dei doveri elementari di informazione dei cittadini e di
rispetto del programma elettorale (paragrafi da 2.2 a 2.4).
b) Localismo. La programmazione sovraordinata è stata
ignorata, come se Vasto fosse un caso a sé (paragrafi da 3.1 a 3.5). Ciò
non toglie che allo stesso tempo si faccia di tutto per attingere al pubblico denaro...
c) Scarsa
(o nulla) considerazione della legge, ciò
che in questo caso ha comportato la pubblica attestazione di fatti non
corrispondenti al vero (paragrafo 2.5).
d) Disinformazione
e pressappochismo. Alcune informazioni
sono state colpevolmente taciute (paragrafo 4.1), mentre la portata di altre
è stata decisamente sovrastimata (paragrafi da 5.1 a 5.5).
e) Grave
sottovalutazione delle ricadute ambientali (paragrafi
da 6.1 a 6.3).
Infine:
f) Sudditanza
acritica al potere economico. Abbiamo
esaminato solo documenti di pubblico dominio, e in essi questa circostanza non
traspare. E’ palese, però, e l’abbiamo detto (paragrafo 2.1) che le
decisioni, in questa vicenda, sono state assunte in sedi non pubbliche, ma
private. Di pubblico c’è stata solo la ratifica finale.
7.2. Chi, come noi, contro questa cultura politica conduce da tempo una battaglia, prima che politica, civile, si ritrova suo malgrado a fare la figura di quello cui non va mai bene niente.
7.3. Non è così. Riprendendo un suggerimento dell’ex assessore regionale alla Pianificazione Urbanistica e Territoriale, Desiati, avevamo richiesto all’amministrazione comunale, prima dell’approvazione del PRP, l’adozione dell’istituto del Piano d’Area[33], con l’obiettivo di giungere, secondo un percorso di pubblica evidenza, ad un assetto finalmente razionale, o un po’ meno irrazionale, della zona. Ciò avrebbe consentito, nei modi previsti dalla legge, di favorire la partecipazione civile, di coinvolgere la città nel processo decisionale, di giungere in tempi definiti ad una decisione più o meno condivisa, ma certo informata e consapevole (o in ogni caso più informata e consapevole di quella attuale). Sarebbe stata una prova di democrazia, e di reale discontinuità con il passato.
7.4. Si è scelto di fare il contrario. A questo punto speriamo –e ci pare proprio ve ne siano gli estremi- che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici blocchi l’iter del progetto, o per lo meno che esso sia bocciato dal Ministero dell’Ambiente nel corso della procedura di VIA.
Allora, e solo allora, la proposta del Piano d’Area potrebbe tornare di attualità.
[1] http://bp2.blogger.com/_L7CvqCnf84k/R1hIImxGA_I/AAAAAAAAACk/NB90lSy5CsE/s1600-h/Allegato+1+-+nuovo+PRP+11+07.jpg
[4] http://bp0.blogger.com/_L7CvqCnf84k/R1hKUGxGBBI/AAAAAAAAAC0/7YD6SrlHQUU/s1600-h/Allegato+4+-+Punta+Penna.+Resti+di+fortezza+medioevale+con+impianto+di+stoccaggio+di+acido+solforico.jpg
[5] http://bp0.blogger.com/_L7CvqCnf84k/R1hK9GxGBCI/AAAAAAAAAC8/V0hi2fmrHZI/s1600-h/Allegato+5+-+Punta+Penna.+Mura+federiciane+con+impianto+di+stoccaggio+di+biodiesel.jpg
[6] “Le previsioni del piano regolatore portuale non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti”
[7] Si veda oltre al paragrafo 6.1.
[8] Dati 2006:
porto di Ortona 1.196.871 tonnellate; porto di Vasto 654.851.
[9] Regione Abruzzo, Piano Regionale Integrato dei Trasporti - Il Trasporto Marittimo (2004), pag. 2.
[10] Il Messaggero, 9.11.07.
[11] Si veda il comunicato dello scorso 5 Novembre.
[12] Pagg. 131-132.
[13] Un banale modus
ponens –in simboli:
.
[15] Fabio Giangiacomo (presidente del COASIV): “La vicinanza con il Molise, il Lazio, la Campania, le Marche e la Puglia consentono al porto di servire insieme all’Abruzzo altre 5 regioni.” Il Centro, 12.11.’07.
[16] I dati provengono dalla Relazione acclusa al Report n° 4 – Bozza preliminare del PRIT – Fattibilità- –sempre a cura della Regione Abruzzo- del 15 Aprile 2005: “Il movimento totale delle merci nel porto di Vasto registra un calo costante negli ultimi 10 anni, passando da un valore massimo nel 1990 di 2.500.000 t circa ad un valore ridotto a 414.360 t nel 2000 ed un valore minimo nel 1995 di 298.000 t. […] Dai dati raccolti è possibile dedurre che il Porto di Vasto ha vissuto una sorta di età d’oro, con intensi traffici sia merci che passeggeri, fine anni ‘80/ primi anni ‘90, mentre a partire dal 1995 il volume totale di scambi si è progressivamente e sostanzialmente ridotto”(pagg. 154-155).
[17] Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Sviluppo Italia, “Il progetto europeo Autostrade del mare”, Roma 2004.
[18] Si veda la nota 7.
[19] Si veda ad esempio: Paolo De Girolamo,” Trasporto
solido a scala regionale”, in: Casi studio di dinamica costiera dei litorali
italiani - Analisi di rischio a scala regionale - APAT, Settembre 2005.
[20] Paolo Audisio, Giuseppe Muscio, Sandro Pignatti, “Problemi
di conservazione e gestione”, in Quaderni
Habitat 4: Dune e spiagge sabbiose,
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio (in collaborazione con il
Museo Friulano di Storia Naturale), pag. 6.
[21] G. Giorgi, A. Girardi, F. Marabini, G. Secco, M.
Zunica, “Metodologie d'indagine sull'erosione costiera: il caso Abruzzo e
Molise” Università di Padova, Quaderni
del Dipartimento di Geografia, n° 8,
1987. Lo studio prende in esame il periodo 1954-1980. Prima del ‘75 lo stato
del litorale a Sud del porto è definito “stazionario”.
[22] Provincia di Chieti – Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale, Piano Territoriale per le Attività Produttive – Relazione Generale, Marzo 2006, pag. 145.
[23] Dichiarazioni dell’allora assessore Desiati, ASCA-ASTRA, 13 Gennaio 2005.
[24] Regione Abruzzo, “Piano organico per il rischio delle aree vulnerabili – Rafforzamento dei dispositivi di difesa costiera – Progetto esecutivo – A – Relazione generale”, 2004.
[25] Ib, pag. 50.
[26] Contestualmente l’ordinanza ne vietava l’accesso: Ufficio Circondariale Marittimo - Guardia Costiera – Vasto, Ordinanza n. 10/2005.
[27] Il Centro, 9.2.’06.
[28] Relazione Generale, Cap. 4, nota 3.
[29] Ib., Cap. 5.3.
[30] Consiglio Nazionale delle Ricerche, Coste italiane a rischio erosione, comunicato stampa 65/2006.
[31] European Commission
-Directorate General Environment- “A guide to coastal erosion management
practices in Europe: lessons learned”, January 2004,
pag. 7.
[32] Da notare che la
Commissione Europea, nello studio già citato, mette in guardia rispetto
a una diffusa sottovalutazione della questione anche nelle valutazioni di
impatto ambientale (VIA): “The lack of consideration for coastal sediment
transport processes in EIA procedures is undeniably emphasised by the poor
level of sensitisation of project developers and EIA practitioners. Denial or
underestimation of the impacts of human interference in the coastal zone, which
possibly intensify the coastal erosion problems, results in a less effective
approach […] A number of EUROSION advisory board members have recommended that
existing EIA guidelines edited by the European Commission provide a higher
visibility and a practical understanding of coastal sediment transport
processes”: European Commission -Directorate General Environment- “A guide to
coastal erosion management practices in Europe: lessons learned”, January 2004,
pag. 8.
[33] L.R. 47/90 art. 7 e LR 18/83 art. 30 bis.