Associazione civica Porta Nuova – Vasto

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I FURBETTI DEL PORTICCIOLO                                                                                                                                         18 agosto 2010

 

1. La decisione dello Sportello Unico per le Attività Produttive –riferita da Il Centro dell’11 agosto scorso- di archiviare la pratica per la realizzazione del porto turistico di Punta Penna (vezzosamente detto “porticciolo”) mette fine a uno dei progetti apparentemente più stupidi e assurdi tra quelli mai concepiti in ambito locale. Un progetto che, a partire dal suo recepimento nel PRG, ha sempre raccolto il sostegno quasi unanime del centrodestra non meno che del centrosinistra, e pochissimi oppositori[1]. Noi tra questi, e oggi ne rivendichiamo il merito.

 

2. Non che ci volesse molto. Il progetto era così osceno che quasi si confutava da sé. Non solo per ragioni di sostenibilità economica: i porti turistici, sulla nostra costa, sono tutti in passivo, da San Salvo (“oltre un milione di euro”) a Pescara (1.824.407 euro nel solo 2009)[2]. Ma anche e soprattutto per una questione di legalità, e prima ancora di buon senso. In effetti, un porto turistico proprio accanto a un impianto a Rischio di Incidente Rilevante[3]; a ridosso di un’industria insalubre di I classe[4]; sopra un’area protetta di interesse europeo[5]; e che viola per di più, per non averle il progetto neppure prese in considerazione, ben due Direttive europee[6] (e di una manciata di leggi nazionali); ecco, un porto turistico così crediamo proprio non abbia eguali al mondo. Noi, presentando in Regione le nostre osservazioni[7], l’abbiamo solo fatto rilevare.

 

3. Questi e non altri sono gli “abissi della burocrazia” di cui su Il Centro, con scarso rispetto per i suoi lettori, sconsideratamente parla Paola Calvano: “il porticciolo turistico di Vasto affonda negli abissi della burocrazia”.

 

4. Di questa vicenda, di cui si discute da anni, è sempre restato in secondo piano un dettaglio decisivo: i soldi. In effetti, quale persona sana di mente avrebbe impiegato 15 milioni di euro (tanto stima Il Centro l’investimento sfumato) in un progetto come quello? La risposta giustifica il titolo.                                                                   

              Dietro il porto turistico c’era un cospicuo investimento immobiliare, un grosso villaggio turistico che l’avrebbe ampiamente ripagato. Non sarebbe il primo caso del genere: abbinare l’uno e l’altro in Italia è una pratica comune[8]. Difatti, anche se oggi nessuno ne parla, tra il 2007 e il 2008 erano circolate, e mai erano state smentite, diverse notizie sulla stampa locale (una, attribuita ad “indiscrezioni degne di fede”, persino sul sito del Presidente del Consiglio Comunale)[9].

Il porto turistico sarebbe stato insomma solo il primo passo, che avrebbe aperto la strada. Poi sarebbe arrivata, con la relativa variante al PRG, un’altra consistente speculazione immobiliare.

Su tutto questo il ceto politico locale nella sua interezza ha mantenuto per anni un silenzio consapevole.



[1] Un Ordine del Giorno per una moratoria della procedura, presentato su nostro impulso in Consiglio Comunale il 15 maggio 2008, fu respinto con soli 3 voti favorevoli (Marra, Smargiassi, Vicoli).

[2] Dati tratti dai giornali del maggio scorso.

[3] La Fox Petroli.

[4] La Puccioni.

[5] Il SIC IT7140108 di Punta Aderci.

[6] La 92/43/CEE –la cosiddetta Direttiva Habitat; e la 96/82/CE, la Direttiva Seveso. Ne abbiamo diffusamente parlato in: www.scribd.com/doc/10004889/Porto-Turistico-13-05-08

[7] Leggibili in: http://www.scribd.com/doc/10004894/Porto-Turistico-OSSERVAZIONI-06-06-08

[8] “La più recente tendenza in atto è questa: costruire a latere delle grandi opere. Stadi, autodromi, villaggi olimpici, linee della metropolitana, piscine e campi da golf, porti turistici: tutto va bene per addizionare palazzi e alberghi, che ripagano appunto l’opera principale e –spuntando come semplici «annessi»- generano minori polemiche”, in: AAVV, La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, Chiarelettere, Milano 2010, pp 11-12.

[9] 3 marzo 2007. Tutti gli altri dettagli nel comunicato di cui alla nota 6.