ASSOCIAZIONE CIVICA PORTA NUOVA – VASTO

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COMUNICATO STAMPA               5 Ottobre ’05

 

PUNTA PENNA: UNA QUESTIONE AMBIENTALE.   (seguito)

 

 

3. Un episodio accaduto al porto.

E’ di ieri 4 Ottobre un articolo di stampa secondo il quale l'iter procedurale per l'autorizzazione ai lavori di dragaggio del porto di Punta Penna “è stato arrestato dalla sopraggiunta richiesta da parte del Ministero dell'Ambiente di un approfondimento delle analisi sui fanghi risultanza del dragaggio”[1]. “La decisione del Ministero”, prosegue l’articolo, “è stata determinata anche dalla presenza in zona della riserva di Punta Aderci […] inevitabili i mugugni di imprenditori e operatori portuali”. Questo episodio, che non ha alcun rapporto diretto con quello che stiamo per narrare, consente nondimeno, insieme ad esso, di apprezzare appieno la necessità e persino l’opportunità economica, nel lungo periodo, di un puntuale rispetto delle leggi anche in materia ambientale.

 

3.1. Un incidente. Talvolta un singolo episodio getta luce su un intero contesto. Lo scorso Dicembre la stampa locale riportò la notizia di un militare della Guardia di Finanza, in servizio al porto di Punta Penna, rimasto intossicato per avere “inalato soda e fosfato d’ammonio nel corso di alcune operazioni di scarico dei minerali dai mercantili[2].” “In seguito all’episodio”, proseguiva il giornale, “l’ARTA ha effettuato un sopralluogo per verificare la compatibilità delle operazioni di scarico di sostanze minerali con la salute delle persone.”

Ci si sarebbe aspettato un seguito… Invece sui giornali la cosa finì lì e nessuno ne parlò più. Siamo in grado di ricostruire parzialmente ciò che accadde.

 

3.2. Le prescrizioni dell’ARTA. Dopo quell’episodio l’ARTA –dipartimento sub-provinciale di S.Salvo-Vasto- inviò alle autorità competenti[3] ben due relazioni, datate l’una 21.12.04 e l’altra 10.02.2005. In esse, in sintesi, venivano avanzate le seguenti osservazioni:

1)    I sopralluoghi, interessanti  tipologie diverse di scarico e  carico merci, hanno non solo rilevato l’abbondante produzione di polveri, ma anche la non idoneità attuale dei dispositivi posti in essere per il loro contenimento[4]. “E’ evidente che quanto sopra comporta il trasporto delle polveri anche in aree adiacenti non interessate dai lavori, ivi incluso il bacino portuale”.

2)    Le polveri risultano composte (ma la “disamina non [è] esaustiva”) da alcune sostanze non pericolose[5]; e da una, il Carbonato di Sodio “incluso tra le sostanze pericolose, classificato come categoria di pericolo «Irritante» (Xi) e, in particolare, «Irritante per gli occhi» (R36)”. La relativa scheda di sicurezza (aggiungiamo noi) prescrive, tra i consigli di prudenza, quello di: Non respirare le polveri (S22).

3)    “Relativamente al rilascio di polveri, evento insito nelle lavorazioni tipiche del porto di Vasto”, prosegue l’ARTA, la legge[6] “prevede che per le movimentazioni in parola «...devono essere installati impianti di aspirazione e depolverizzazione... ».”

4)    Nelle more, “fatta salva l'adozione di mirati accorgimenti da adottare durante le operazioni di scarico del Carbonato di Sodio, per i quali ci si riserva di esprimere specifico parere”, vengono indicate alcune “minimali prescrizioni”, quali: “protezione integrale, con teli o altro, dell'ambiente marino; sospensione dei lavori, qualora le ricadute delle emissioni di polveri coinvolgessero aree esterne al perimetro del cantiere di lavoro; pulizia continua, con mezzi idonei, dei piazzali di lavoro;  obbligo di utilizzo dei DPI (Dispositivi di Sicurezza Individuali) per chiunque, a qualsiasi titolo, abbia a frequentare il sito di lavoro; adeguamento volumetrico delle tramogge; chiusura del vano di carico; chiusura mobile dell’apertura superiore della tramoggia; realizzazione di una struttura mobile per lo scarico a «terra» ed il successivo carico; riempimento dei cassoni non eccedente la sagoma e copertura degli stessi.”

 

3.3. Le leggi interessate. La situazione così delineata mette capo a due differenti ordini di questioni, e ai relativi controlli:

a)     Una questione ambientale, annosa, legata al rispetto del DM 12.07.1990: Linee guida per il contenimento delle emissioni degli impianti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione. La verifica di questo spetta all’ARTA. “A riguardo”, si legge nella relazione, “vale ricordare che compito dell'ARTA è, tra gli altri, quello di accertare il rispetto di quanto dianzi richiamato circa le disposizioni di cui al DM 12.07.1990, ovvero ipotesi di reato [7]. La cosa è importante per un doppio ordine di fattori:

-       per la prevenzione dell’inquinamento delle acque interne al bacino portuale, e delle zone ad esso limitrofe;

-       per la tutela della salute di quanti, nella stagione estiva, frequentano la vicina spiaggia o il molo dove sono ancorate le imbarcazioni da diporto; nonché di quanti a Punta Penna risiedono stabilmente.

b)    Una questione sanitaria, non richiamata espressamente nella relazione, che rimanda al D.Lgs. 2 febbraio 2002, n. 25, Attuazione della direttiva 98/24/CE sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro; e che concerne per l’appunto la tutela della salute dei lavoratori. “Relativamente alle notizie fornite in merito al manifestarsi di problemi di salute di lavoratori domiciliati in area portuale”, scrive l’ARTA, “si torna a sottolineare che le verifiche di competenza attengono alle figure mediche pertinenti (Medico competente ovvero sanitario similare)”.

 

3.4. Considerazioni. Può darsi che alcune di queste prescrizioni siano state effettivamente realizzate. Quello che è certo è che, dopo otto mesi, ad oggi non risulta che l’adozione delle misure richieste sia stata mai verificata dalle autorità competenti. Restiamo in attesa di sviluppi ulteriori.



[1]Fanghi sospetti a Punta Penna stop alle operazioni di dragaggio”: Il Messaggero, 4.10.’05.

[2] “Porto, finanziere intossicato”, in: Il Messaggero, 17.12.’04.

[3] Il Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Vasto, l’Ufficio Sanità Marittima di Pescara, il Dipartimento di Prevenzione –Servizio IESP e Servizio PSAL- della AUSL Lanciano-Vasto, il Comandante della Guardia di Finanza di Vasto.

[4] Il neretto è del testo. Il passo così prosegue: “In particolare, i silos-tramogge risultano alquanto piccoli, rispetto alle benne e ai camion, sono da manutenzionare e non dispongono di adeguate paratie atte ad evitare gli spargimenti. Si conferma l’assoluta inidoneità attuale del sistema di deposito a terra (vasca in ferro) del materiale e contestuale carico.Infatti, sia durante il ribaltamento del cassone del camion che all'atto del prelievo della benna, si genera un vistoso rilascio di polveri. Parimenti copiose le emissioni prodotte durante la movimentazione della sansa. […] Inoltre, si è avuto modo di osservare che diversi mezzi provvedono al trasporto senza i necessari teli di protezione e che non sempre la ripulitura del piazzale è contestuale al carico-scarico”.

[5] Solfato di Potassio, Fosfato di Calcio, Solfato di Ammonio, Superfosfato singolo granulare, Fosfato Monoammonico, Fosfato Diammonico, Fosfato Syriano, Cloruro di Potassio e argilla.

[6] Il DM 12.07.1990, Allegato 6, comma 6.3.

[7] Questo nella relazione del 21.12.’04. La successiva del 10.02.’05 sembra tuttavia voler attribuire i compiti di controllo alla Capitaneria: “Attesa l’ovvia necessita di procedere a controlli ed in considerazione della specifica competenza territoriale, voglia la S.V. attivare, se e quando necessario, idonea vigilanza con il personale di Circomare Vasto”.