ASSOCIAZIONE CIVICA PORTA NUOVA – VASTO

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COMUNICATO STAMPA                                         14 Dicembre ’06

 

Quello che segue è il primo di 4 comunicati su 5 diversi argomenti che la nostra associazione, nell’ambito di un confronto speriamo costruttivo con l’attuale Amministrazione Comunale, intende indirizzare all’assessore all’Ecologia, all’Ambiente, alla Protezione Civile del Comune di Vasto, Lina Marchesani.

Gli altri comunicati seguiranno in un breve arco di tempo (e riguarderanno: la qualità dell’aria, la raccolta dei rifiuti, questioni di igiene relative a cani e piccioni). Con essi intendiamo, prima di tutto, fare pubblicamente il punto su ciascuna delle questioni sollevate; e domandare, sempre pubblicamente, una risposta. Per questo auspichiamo di poterci incontrare al più presto con l’assessore.

 

2.1. Rischio industriale.

Lo stabilimento e deposito di oli minerali della Fox Petroli S.p.A., attivo a Punta Penna già dal 1996, è il maggiore in Italia nel suo settore (produzione di biodiesel), e tra i primi 5 in Europa[1]. E’ classificato come uno stabilimento a rischio di incidente rilevante. 

In base alle direttive Seveso I, II e III emanate nell’arco di poco più di un ventennio[2] dalla Comunità Europea, si definiscono “stabilimenti a rischio di incidente rilevante” quelle industrie o depositi che, sia per tipo e quantitativo di sostanze pericolose utilizzate, sia per processi produttivi impiegati, possono causare “un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità”[…]“che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e/o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose[3]”. All’Ottore 2006 gli impianti siffatti sono in Italia 1089; in Abruzzo 25[4].

In considerazione del loro potenziale pericolo la legge dispone, a carico della proprietà e delle Pubbliche Amministrazioni, l’obbligo di adottare una serie di misure e provvedimenti di natura preventiva. Di essi ci siamo occupati a fondo, ma invano, in un precedente comunicato (del 24 Settembre 2005; reperibile, come gli altri, sul nostro sito). Qui vorremmo tornare in particolare sulla questione dell’informazione alla popolazione.

 

Di questi stabilimenti, spesso, si sa poco. Di fatto, nel nostro caso, pochi sanno di vivere a stretto contatto con una realtà potenzialmente pericolosa; e nessuno sa di preciso in che cosa il pericolo consista obiettivamente, e quali comportamenti adottare in caso di incidente. enzialmente pericolose. Peggio,Questo, purtroppo, può non essere privo di conseguenze: già nel caso di Seveso i danni più gravi alle popolazioni si ebbero perché mancò qualsiasi tipo di informazione sul comportamento da tenere, nonché un efficace piano di evacuazione.

 

Crediamo sia opportuno che l’attuale Amministrazione –e segnatamente l’assessore Marchesani- consideri attentamente la questione a cominciare da questo aspetto, previsto peraltro dall’art. 22 (commi 4, 5, 6) del decreto legislativo 334 del 17 Agosto 1999. Questo impone al Comune:

 

  1. La realizzazione e la diffusione alla popolazione della Scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante (il cosiddetto Allegato V) relativa all’impianto. Art. 22, comma 4:” Il comune ove è localizzato lo stabilimento soggetto a notifica porta tempestivamente[5] a conoscenza della popolazione le informazioni fornite dal gestore […] di cui all'allegato V”.

 

  1. La redazione e la diffusione alla popolazione delle informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente. Art. 22, comma 6: “Le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente sono comunque fornite dal comune alle persone che possono essere coinvolte in caso di incidente rilevante. Tali informazioni sono riesaminate ogni tre anni e, se del caso, ridiffuse e aggiornate. Esse devono essere permanentemente a disposizione del pubblico. L'intervallo massimo di ridiffusione delle informazioni alla popolazione non può, in nessun caso, essere superiore a cinque anni

 

A Vasto, a sette anni dall’emanazione del decreto, nessuna di queste misure risulta sia mai stata adottata[6]. Ciò è segno –quantomeno- di una palese, e grave, sottovalutazione del problema.

 

La direttiva Seveso dalle nostre parti non è evidentemente ancora arrivata. Auguriamoci solo che le circostanze non costringano i nostri amministratori ad accorgersene quando sarà ormai troppo tardi, perché –lo dimostra la cronaca anche recente- con il rischio industriale non si scherza.

 

 



[1] Fonte: Unione Petrolifera, Relaziona annuale 2006, pag. 65.

[2] 1982/501/CE (Seveso I); 1996/82/CE (Seveso II); 2003/105/CE (Seveso III).

[3] 1996/82/CE art. 3, comma 5.

[4] L’elenco completo di questi ultimi in Allegato 1.

[5] Grassetto nostro

[6] Di più: l’allegato V, da noi formalmente richiesto al Comune in data 13.1.’06, non ci è mai stato consegnato. In Comune, a quel che sembra, non c’è.