La solita storia
La
giunta regionale, con voto unanime
(reso a scrutinio insolitamente segreto: 9 favorevoli ed una scheda bianca), ha
deliberato il 28 luglio la nomina del Direttore dell’ARTA (Agenzia Regionale di
Tutela Ambientale) –Abruzzo.
In 55 avevano risposto, inviando il proprio curriculum , all’avviso
pubblico apparso sul BURA n. 64
–speciale concorsi- del
primo giugno 2005 e che fissava a
soli 15 giorni la scadenza
per la presentazione delle domande;
fra queste, solo 31 sono state ritenute formalmente ammissibili.
Chi
scrive è parte in causa: è riuscito a venire a conoscenza del
bando in tempo utile per inviare la domanda e, ammesso alla selezione, ha
saputo di essere stato scartato solo dalla presentazione fatta ai massmedia del nuovo direttore, dal momento che
nessuno ha mai comunicato alcunché
ai partecipanti al bando, nè per stile (che anche in chi occupa una
posizione nella pubblica amministrazione
non guasta) né, magari, per semplice educazione o rispetto del cittadino.
Non si sa qual’è stato il criterio adottato per le esclusioni dal concorso, ma ancora più misterioso ed inquietante appare il criterio con cui la scelta della nomina è caduta su Gaetano Basti, presidente pro-tempore dei verdi abruzzesi, nei confronti del quale –sia chiaro- non ho nulla di personale.
Il
fatto è che la giunta
regionale e, in particolare il presidente Del Turco (che ho votato e fatto
votare), almeno in quattro
occasioni pubbliche ha pontificato solennemente che gli Enti Strumentali e/o
Tecnici della Regione non erano oggetto di spartizione politica... e che per le
relative nomine contavano solo le esperienze e le professionalità.
Giusto, finalmente si cambia, forza Ottaviano: ci eravamo entusiasmati! Poi ha
parlato il super-consulente italo-americano del Presidente, manager della Silicon Valley: << la ricetta per il rilancio dell’Abruzzo? La
scelta delle persone! Privilegiare le competenze e le
professionalità!>> ha detto. ( Bravo, siamo d’accordo, anche se ci
si sarebbe aspettato un po di più. Ad esempio << con la
capacità di fare team, di
introdurre effettivamente il controllo di gestione con verifiche sui risultati ottenuti nonché di essere in
rete con le situazioni più avanzate….>>.
Recentemente
poi la maggioranza politica ed istituzionale al governo della regione si
è incontrata a Roccamorice ( complimenti a chi ha scelto il bel luogo)
e, nel riconfermare con una presa
di posizione pubblica questo patto ( o accordo stipulato nella coalizione) sul
criterio di esperienza e di professionalità per i vertici degli
Enti, aggiungeva che tra i
requisiti delle nomine occorreva anche “esperienza nel campo della pubblica
amministrazione”. Benissimo.
Ma…passando
dalle parole ai fatti, tra le
domande presentate in risposta all’avviso pubblico dell’ARTA, oltre a quella di
chi scrive, sono state bocciate altre di elevata o elevatissima esperienza,
competenza e professionalità specifica, mentre è stata nominata
una persona che clamorosamente di quelle competenze ed esperienza, richieste e di cui si parla, non possiede
assolutamente nulla.
Pare
quasi che per questo avviso pubblico sia stata stilata una graduatoria e che
poi per stabilire l’idoneità siano stati capovolti i fogli..., sempre
attingendo però dall’alto… il nome del vincitore oppure – se i fogli erano dritti- la selezione sia avvenuta al
contrario: fuori tutti quelli che hanno competenza specifica, titolo di laurea
e formazione aderenti all’incarico da svolgere, professionalità ed esperienze documentate e
documentabili, soprattutto se imperdonabilmente positive nei risultati. Così sono stati
selezionati negativamente anche il dirigente del Servizio Ecologico Provinciale
dell’Aquila, il dirigente dell’analogo Servizio della Provincia di Pescara nonché uomo che fu il primo direttore
dell’ARTA nominato per la difficile fase di avvio dell’Ente e che cessò
precocemente la sua opera per lo spoil system operato da Giovanni Pace; sono stati eliminati,
ancora, un medico assai noto che da sempre si occupa di prevenzione sanitaria
primaria ( quindi anche di fattori di inquinamento ambientale), autore di un
libro e di pubblicazioni in materia, e l’ex direttore del Parco
Nazionale del Gran Sasso d’Italia, persona costretta a lasciare l’incarico per
incompatibilità con le politiche della destra in materia di ambiente.
Tutti esclusi eccellenti
abruzzesi, non di destra, i più addirittura chiaramente impegnati nel
sociale e noti, esposti e stimati nell’area politica della sinistra. Due degli
esclusi sono, ad oggi, annoverabili
quali esponenti del partito dei verdi.
L’annuncio
della nomina pre-scelta è
stato dato da Enrico Paolini, vicepresidente della giunta regionale
dell’Abruzzo incaricato altresì ai “grandi eventi” ( si è
coinvolto ed esposto in questa vicenda perché questo, probabilmente, un grande
evento a modo suo lo è; ma a differenza di lui altri, di elevata statura
in politica ( circa un metro e
novanta), hanno operato dietro le quinte per questo risultato e non si sono
esposti, come di rito) e dall’assessore al Turismo e all’Ambiente Franco
Caramanico, in una conferenza
stampa in cui, con il neo-incaricato direttore, sono state dette cose che
denotano per lo meno un elevato grado di inconsapevolezza persino delle
funzioni e dei compiti dell’ARTA,
di non percezione dell’importanza del funzionamento di questo Ente per
l’Abruzzo, oltre che estraneità alla materia : in parole scolasticamente
semplici erano fuori-tema, frutto di
attingimento affrettato di
notizie frammentarie da qualche iscritto e debole fonte sindacale, interne
all’Agenzia.
Chi
scrive in particolare deve aver creato imbarazzo o addirittura dato fastidio per aver presentato la propria
domanda ed il proprio curriculum e per aver osato pensare di potere mettere a disposizione della
propria Terra e della coalizione politica di sinistra le proprie
capacità, rete di relazioni ed esperienze: ha una storia di oltre 10
anni di intensa attività lavorativa nei Laboratori dell’attuale ARTA ,
conosce come pochi il territorio e l’ambiente in cui operare e le leggi di
settore, è stato il primo direttore generale ed organizzatore
dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, ha partecipato alla
stesura della bozza dei testi della normativa ambientale vigente in materia di
acque, rifiuti, suoli contaminati, elettromagnetismo…radioprotezione e tanto
altro ancora…(tutte cose che l’ARTA è chiamata ad applicare), ha organizzato monitoraggi e controlli
su scala nazionale ed svolto funzioni di indirizzo e di coordinamento nei
confronti delle Agenzie di Protezione Ambientale delle regioni italiane e delle
Province Autonome; ha costruito i
rapporti fra il Sistema delle Agenzie italiane e quelle dell’Unione Europea e
di altri Paesi del mondo, è stato rappresentante per l’Italia in
numerose commissioni scientifiche e in sedi operative internazionali e
comunitarie. E’ stato – giuro non
per far dispetto- consigliere regionale ed assessore regionale
all’ambiente risolvendo, tra l’altro, la drammatica ed allora cronica emergenza
rifiuti che accomunava la
situazione dell’Abruzzo alla Campania e che ora sta qui progressivamente
ri-emergendo e in procinto di esplodere per insussistenza di azioni successive
di governo. Attualmente è componente della Commissione ministeriale per
le Valutazioni dell’Impatto Ambientale ( in scadenza di mandato) e da quattro
anni ha due incarichi di docenza all’università della Tuscia-Viterbo,
nelle materie della chimica ambientale (curriculare) e dell’ecologia delle
acque, applicate alla gestione sostenibile della società e
dell’economia.
Nulla
avrei mai obiettato nei riguardi della giunta regionale per una mia
esclusione, se la direzione
dell’ARTA fosse stata affidata a persona competente in materia ( o comunque di
qualche competenza specifica) e quindi
in grado di svolgere adeguatamente il proprio compito. Mi sarei messo solo a disposizione, come sempre, per aiutarla, in ogni modo.
Ma
qui con quello che è accaduto è stato superato il limite della sopportazione perché sono state
messe gioco questioni basilari
dell’ambiente e dell’economia abruzzese, poste in secondo piano per perseguire
l’occupazione politica e non competente degli Enti tecnici, in assoluta
continuità con l’operato della giunta regionale di destra, e
perchè queste azioni
offuscano la democrazia e la credibilità della Politica (con la ”P”
maiuscola e senza “k”).
Si
poteva innanzitutto evitare di prendere in giro gli abruzzesi con dichiarazioni
di principio belle e sacre che, nella pratica, però vengono calpestate e
contraddette senza pudore contestualmente alla loro enunciazione. Il
centosinistra ha vinto le elezioni anche perché in Italia ed in Abruzzo c’è chi le ha perse… per aver
detto troppe bugie e la gente di bugie non ne può più.
E
poi si poteva evitare di fare finta di operare una selezione pubblica quando
era stato già deciso e, con incredibile ingenuità, da tempo
annunciato alla stampa, chi sarebbe stato il nominato. Gaetano Basti avrebbe
fatto meglio a non dire, nella sua prima apparizione pubblica alla stampa, che
“Del Turco è stato ai patti”! Anche se fosse vero, non è bella
una bella prova per la democrazia e per la trasparenza una tale esibizione di
furore spartitorio che viene giustamente percepito come oligarchico ed
autoreferenziale. E’ la politika che torna, ancor più che nel passato,
ad invadere gli ambiti dell’Amministrazione e, per di più, con persone
di palese inadeguatezza.Questa è
la politica che ha rovinato l’Italia.
Chi
legge queste righe deve sapere che l’ARTA non prevede nel suo ordinamento un presidente ed un consiglio
d’amministrazione i cui componenti possono essere (anche se non
auspicabilmente) incompetenti sulla materia da trattare e che in quella veste
sono chiamati a svolgere funzioni
d’indirizzo politico. Qui si sta parlando, si badi, della nomina di un
direttore ( tramite avviso pubblico) operativo e non di un presidente
con ruolo di “rappresentanza”.Le funzioni dell’ARTA infatti sono attribuite da
una moltitudine di leggi dello Stato e da leggi regionali a cui il direttore dell’Ente è
chiamato a dare esecuzione pratica:
come può fare a pilotare un ente chi non ha le specifiche conoscenze,
competenze ed esperienza nella
materia?
Le
funzioni d’indirizzo per l’ARTA sono, tipicamente, della Giunta Regionale e,
quindi, a che serve una occupazione politica dell’Ente da parte di un
presidente di partito che tra l’altro ha condotto in prima persona le
trattative politiche ed ha tenuto i rapporti nella coalizione finendo – in
assenza di altre e diverse concessioni e gratificazioni- per promuovere sé
stesso?
Ma,
ancora di più: la quasi totalità delle competenze istituzionali
in materia ambientale è stata trasferita dalla legge 61/94 (in Abruzzo ad oggi inapplicata) in capo alle Province
che svolgono la loro azione servendosi dell’ARTA; è per questo che
l’Agenzia è articolata ovunque, in Italia, per Dipartimenti Provinciali
ed ha Laboratori e sedi in ogni
capoluogo di Provincia. Le
più colpite dal non funzionamento dell’ARTA, quindi, oltre alla Regione, sono proprio le Province, penalizzate
fino ad oggi dal commissariamento
( illegale ma misteriosamente tollerato dallo schieramento istituzionale per
un’intera legislatura) operato dalla giunta di destra e che saranno penalizzate anche per il futuro, date le
premesse con le quali si è avviata questa legislatura in tema di ambiente.
In altre parole la Provincia deve avere ( o, meglio, pretendere recuperando un
decennio di ritardo) un posto importante nell’indirizzare l’azione
dell’ARTA-provinciale e regionale
e , senza questo ruolo, la sua possibilità d’azione politica è
mutilata. Il silenzio dei Presidenti delle nostre province su quanto accade
è, pertanto, assordante. Ma anche i Comuni non possono stare a guardare:
le Agenzie regionali, infatti, hanno natura “multireferenziale”, dovendo supportare dal punto di vista
tecnico-scientifico l’azione politica ed amministrativa di tutti gli Enti
territoriali: regione, province, comuni, comunità montane, ASL,enti
acquedottistici… I piccoli comuni,
in particolare, impossibilitati ad avere un proprio staff tecnico-scientifico
di supporto, da 10 anni e per i prossimi 5, dovrebbero sgolarsi per l’indignazione.
L’Abruzzo
riuscirà a recuperare 10 anni di arretratezza e di scelta di un profilo
di pesante mediocrità rispetto alla situazione nazionale, in questo campo cruciale?
Si
parla di competitività e di rilancio economico: si vuole finalmente
prendere atto che oggi la qualità ambientale –del modo di produrre, di
erogare servizi e dei prodotti- è una delle chiavi del progresso
economico per le imprese e fonte di lavoro qualificato? L’ARTA ha un ruolo decisivo
anche in tutto questo e, fino ad oggi, è stata messa in condizione, in
Abruzzo, di non assorverlo in
maniera minimamente sufficiente. E le vicende di questa nomina depongono per
una scelta di continuità.
Eppure
c’è chi, nel mondo chiuso della politica attuale, affatto interessato alle
questioni della natura, dell’ambiente e dell’inquinamento, non sta più
nella pelle per l’esito di questa nomina ed ha l’acquolina in bocca per
l’immediato futuro; è stato, dal loro punto di vista, creato il
precedente tanto favorito ed atteso che ha aperto la strada alla proposta di
una quantità di imminenti nomine politiche, per gente legata a
personalità politiche, che
non avrebbe i requisiti per andare a ricoprire determinati incarichi, ma che è in lista d’attesa e che
può dire: perché per i verdi si è fatta eccezione ai patti sul
tema delle competenze…e per noi dovrebbe valere il contrario?
Il
teatrino della politica è quindi solo al primo atto in materia di
nomine, il peggio, se possibile, deve persino arrivare e chi ci va di mezzo
sono l’Abruzzo e gli abruzzesi.
Nelle
ore immediatamente successive alla nomina di cui si parla il presidente Del
Turco è ritornato alla carica: in una intervista che ha avuto largo
spazio su un quotidiano locale insiste sul fatto che le nomine presso gli Enti
devono essere guidate da criteri di professionalità, di competenza..ecc.
Com’è
possibile tanto distacco tra quello che si dice e ci si compiace di ripetere… e
una pratica addirittura opposta?
Provo
a riassumere il terribile messaggio politico dato con queste azioni,
soprattutto ai giovani precari o disoccupati intellettuali, che sempre di
più invecchiano nelle case dei genitori per l’assenza di prospettive di
una propria collocazione sociale e relativa autonomia finanziaria e che, per
gli stessi motivi, con le loro compagne, fanno i fidanzatini per decenni,
arrivando a riprodursi sempre di più sulla soglia dell’età
biologica della fertilità.
Giovani,
se volete una prospettiva nella vita, non vale la pena studiare, acquisire
competenze, specializzarsi, sperare di vivere una vita nella solidarietà
sociale e nel lavoro: avviatevi da subito, invece, nella carriera interna di un
partito e straccerete sempre tutti.
Se,
invece, volete misteriosamente studiare, avviarvi ad una professione, trovare
gratificazione nelle realizzazioni che vi sentite in grado di costruire con le
vostre capacità anche nel sociale.., se insomma siete proprio
così fessi e sognatori ed avete dato credito al filone di pensiero
secondo cui “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e
canoscienza”, allora emigrate da questa terra!
Imparate bene almeno una lingua ed emigrate: i meriti e le qualità
personali qui non contano niente.Qui per voi non c’è spazio e se veniste
percepiti come bravi, come portatori di idee e di innovazione, vi farebbero la
guerra ed avreste il peggiore degli ostracismi. Se poi foste dediti alla
pratica della libertà intellettuale ed all’esercizio della critica,
ancorché educata, rispettosa e nei ranghi, per voi non ci sarebbe scampo perché
dovete sapere che le persone libere fanno paura a chi ha paura della
libertà.
Io
non sono più anagraficamente e biologicamente giovane con i miei
cinquantacinque anni, ma continuo a fare l’emigrante (fino a quando non mi
chiuderanno le porte anche come emigrante e dovrò vedere come
sopravvivere..) e, dopo posizioni e scritti come questo, continuerò ad
attirarmi ancora più fulmini addosso da destra e da sinistra.
Eppure
c’è qualcuno che anche tra i miei vecchi amici e conoscenti di area
politica verde ( anche aquilana oltre che d’area vestina) si è profuso
in un applauso ( vero e non virtuale) a questo modo di fare. Applaudono per
inconsapevolezza o perché, visto l’andazzo e l’assenza di alternative di
cambiamento, in tanti si sono collocati, con senso pratico, in lista d’attesa
per lucrare qualche ricaduta di
privilegio?
E
l’etica nella politica tanto invocata dov’è finita? E il rinnovamento
della società che inseguiamo ed aspettiamo da decenni? E la
necessità di modificare questo modello di sviluppo consumistico,
dissipativo, che crea bruttezza e rende inquinato il nostro mondo, che
distrugge la natura e le sue risorse più preziose, che stravolge le
coscienze, che distrugge culture, che condanna milioni di essere umani alla
fame ed al sottosviluppo, che alimenta guerre ed ingiustizie….che c’entrano con
queste pratiche politiche
domestiche?
Giovanni
Damiani